Diritto dell'ambiente e dell'energia

“Non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”: la figura dell’avvocato ambientale

Avv. Marco Mezzi

Avv. Marco Mezzi

Pubblicato il 7 feb. 2021 · tempo di lettura 3 minuti

Definire l’ambiente e, conseguentemente, il diritto ambientale è certamente un compiuto arduo. Prendendo in prestito le parole del Prof. Avv. Andrea Sticchi Damiani, primo relatore del Corso di Formazione di Alta Specializzazione in Diritto Ambientale organizzato dall’Associazione Nazionale Forense di Taranto nel 2019, «il diritto dell’ambiente può configurarsi come quella scienza giuridica che studia la ricerca del luogo migliore in cui l’uomo possa vivere, garantendogli lo spazio ideale in cui concretizzare la sua corsa verso la felicità».

Storicamente, sebbene non si possa delineare con assoluta certezza, la nascita del diritto dell’ambiente è riconducibile alle controversie internazionali sorte tra il XIX e il XX secolo e risolte da convenzioni bilaterali e decisioni arbitrali e giurisdizionali.

Va da sé, pertanto, che, nonostante si trattasse di accordi convenzionali e decisioni giurisdizionali prettamente ispirate da uno scopo utilitaristico ed economico e non dal sentimento di protezione ambientale, fondamentale è stato l’apporto degli operatori giuridici.

Secondo gli studi di autorevoli autori – fra tutti si ricorda il giurista e professore universitario tedesco Peter Heinz Sand – l’evoluzione del diritto dell’ambiente, nella sua branca internazionalistica che ha, poi, ispirato e condizionato le scelte legislative interne della maggior parte degli Stati, è suddivisibile in quattro fasi storiche: 1) la prima fase è stata caratterizzata dalle già citate convenzioni e decisioni arbitrali; 2) il secondo periodo ha come fulcro la nascita dell’ONU e termina con la prima Conferenza delle Nazioni Unite in materia, tenutasi a Stoccolma nel 1972; 3) la terza fase è rappresentata dall’intervallo di tempo intercorso tra la Conferenza di Stoccolma e la Conferenza di Rio de Janeiro del 1992; 4) la quarta fase è quella più recente e comprendente la Conferenza di Rio del 2012 e gli Accordi di Parigi.

Di pari passo con l’enunciazione dei fondamentali principi in materia che involge, in prima battuta, gli ordinamenti nazionali chiamati a recepirli, è maturata esponenzialmente, negli ultimi mesi, la consapevolezza ecologista del “comune cittadino”.

Ciò anche, se non soprattutto, per merito dell’ormai famosa “ragazzina con le treccine”, Greta Thunberg, giovane attivista ambientale svedese che, con i suoi “scioperi” scolastici davanti al Parlamento svedese ogni venerdì, ha smosso le coscienze planetarie.

Proprio questo movimento mondiale – Fridays for Future – potrebbe ben costituire una nuova fase evolutiva del diritto ambientale. Ed è qui che potrebbero, anzi dovrebbero entrare in gioco gli operatori del diritto, in particolare i più giovani, attraverso una spinta verso una definizione sempre più chiara, lineare ed accurata della normativa a tutela dell’ambiente.

Inoltre, in un mercato quasi saturo, come quello dell’avvocatura, la figura dell’avvocato ambientale ben potrebbe rappresentare uno sbocco lavorativo, con la possibilità di differenziazione dalla platea del resto dei colleghi.

Difatti, il diritto ambientale italiano è stato ed è tuttora caratterizzato da un continuo susseguirsi di norme, spesso non emanate in vista di un disegno unitario e, conseguentemente, in contraddizione tra loro.

Il giurista ambientale, quindi, può certamente assumere un ruolo essenziale nella gestione delle problematiche ambientali, a sostegno dei privati e della pubblica amministrazione.

Ovviamente è fondamentale una intensa formazione che garantisca una preparazione globale sulla materia. Lungimirante ed intuitiva è stata l’idea di questo corso di specializzazione in diritto ambientale, specialmente nel nostro territorio tarantino, da sempre al centro della questione ambientale.

Certamente, per noi giovani che ci stiamo affacciando alla professione forense, il percorso non è privo di insidie ed è facile sentirsi piccoli. Ma, come sostenuto dalla giovanissima Greta, «non sei mai troppo piccolo per fare la differenza» e quindi anche noi possiamo farla!

«Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare» (Ernest Hemingway – Per chi suona la campana).


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