Il diritto all’oblio

Avv. Egregio Avvocato

Egregio Avvocato

Pubblicato il 15 lug. 2021 · tempo di lettura 5 minuti

Lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’uso sempre più diffuso di Internet hanno considerevolmente aumentato i dati memorizzati in rete. Di conseguenza, navigando online tra blog, forum, social network e siti di informazione, sempre più spesso vengono lasciate “tracce della propria presenza” in rete, con tutti i rischi che ne conseguono.
Per questo motivo, un tema che assume sempre maggiore rilevanza è rappresentato dal diritto all’oblio. Ma cosa si intende per diritto all’oblio? Come si è sviluppato a seguito del diffondersi delle nuove tecnologie? Quali sono i suoi limiti?



  1. Cos’è e cosa tutela il diritto all’oblio?
  2. Cosa prevede il GDPR?
  3. Limiti del diritto all’oblio e bilanciamento con il diritto di cronaca e all’informazione


1 - Cos’è e cosa tutela il diritto all’oblio?


Ma cosa si intende, quindi, per diritto all’oblio?


Comunemente, il diritto all’oblio è considerato il diritto “ad essere dimenticati”, quindi a non essere più ricordati, dall’opinione pubblica, per fatti che, in passato, sono stati oggetto di cronaca.

Va da sé, quindi, che il diritto all’oblio non “nasce” con il diffondersi di Internet, ma è un concetto giuridico già presente in passato.


Sul piano giuridico, si può far riferimento a una sentenza della Corte di Cassazione, terza sezione civile, secondo cui il diritto all’oblio è da intendersi una estensione del diritto alla riservatezza, inteso, per l’appunto, come diritto alla cancellazione di propri dati personali che siano stati resi pubblici (Cass. civ., Sez. III, 09.04.1998, n. 3679).


Concretamente, quindi, cosa tutela il diritto all’oblio?


In termini generali, è possibile affermare che il diritto all’oblio riguardi il trattamento dei dati personali: in presenza di determinate condizioni, l’individuo interessato può ottenere la cancellazione di tali dati da parte del titolare del trattamento.

In caso di pubblicazione dei dati personali – per esempio attraverso la pubblicazione di una notizia sul web o altro mezzo di informazione – il diritto all’oblio consiste anche nel diritto che le informazioni personali, pur legittimamente divulgate in passato, non siano ulteriormente diffuse, al fine di evitare il perpetrarsi della lesione dell’onorabilità del soggetto interessato.

Il fondamento normativo del diritto all’oblio è ravvisabile sia sul piano nazionale sia, soprattutto, su quello sovranazionale. Difatti, molteplici sono le norme che, limitando l’esercizio del diritto di cronaca, sono volte alla tutela della riservatezza degli individui.


2 - Cosa prevede il GDPR?


Prima di rispondere a questa domanda, va ricordato che diverse sono le normative sovranazionali che si sono occupate, nel corso degli anni, di disciplinare il diritto all’oblio.


In particolar modo, l’art. 16 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea e l’art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, tutelano il diritto all’oblio, sebbene in maniera indiretta. Difatti, si prevede, genericamente, che ogni persona ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che la riguardano

Anche la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – nota anche come Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – agli articoli 8 e 10 fa un implicito riferimento al diritto all’oblio.

Difatti, all’articolo 8 si prevede il diritto di ogni individuo “al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza”, mentre l’articolo 10, relativo alla libertà d’espressione, prevede che quest’ultima possa essere sottoposta a restrizioni necessarie alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, nonché per impedire la divulgazione di informazioni riservate.


Notevolmente più pregnante è la tutela offerta dal Regolamento UE n. 2016/679, noto come GDPR. Infatti, tale Regolamento, da un lato, impone regole sul trattamento e sulla conservazione dei dati personali, dall’altro garantisce alcuni diritti.

Sotto il primo aspetto, per quel che riguarda nello specifico il diritto all’oblio, il GDPR stabilisce il c.d. principio della minimizzazione dei dati, nel senso che essi vanno trattati “nei limiti dello stretto necessario” (articoli 5 e 6 del GDPR).

Per quanto riguarda, invece, i diritti previsti dal GDPR attinenti al diritto all’oblio, si fa specifico riferimento al diritto alla cancellazione, di cui all’articolo 17, e al diritto ad opporsi al trattamento, disciplinato dall’articolo 21.

In particolare, l’articolo 17, al comma 1, prevede, a certe condizioni, il diritto a chiedere la rimozione dei dati personali dalla pubblicazione di una notizia sul web. Difatti, è possibile esercitare tale diritto “se sussiste uno dei motivi seguenti:



  1. i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;
  2. l’interessato revoca il consenso […], e se non sussiste altro fondamento giuridico per il trattamento;
  3. l’interessato si oppone al trattamento […];
  4. i dati personali sono stati trattati illecitamente;
  5. i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo giuridico previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento;
  6. i dati personali sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione […]”.


Inoltre, il comma 1 dell’articolo 21 prevede che “l’interessato ha il diritto ad opporsi in qualsiasi momento, per motivi connessi alla sua situazione particolare, al trattamento dei dati personali che lo riguardano” per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico oppure per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di terzi, a condizione che non prevalgano gli interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato che richiedono la protezione dei dati personali.


3 - Limiti del diritto all’oblio e bilanciamento con il diritto di cronaca e all’informazione


Nonostante l’indubbia fondamentale importanza del diritto all’oblio, esso non è esente da limiti.

Difatti, il comma 3 dell’articolo 17 GDPR stabilisce che non si procede alla cancellazionenella misura in cui il trattamento sia necessario:


  1. per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione;
  2. per l’adempimento di un obbligo giuridico […];
  3. per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica […];
  4. a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici […];
  5. per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria”.


Ne consegue, quindi, che il diritto all’oblio debba bilanciarsi col diritto all’informazione. 

In merito è intervenuta, più volte, anche la giurisprudenza.

Pur non potendoci soffermare su tutte le sentenze pronunciate in materia dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, dalla Corte di Cassazione italiana, dalle varie autorità giudiziarie straniere, è opportuno ricordare come la Corte europea dei diritti dell’uomo, in una sentenza del giugno 2018, abbia affermato il necessario contemperamento del diritto all’oblio e della libertà di espressione, stabilendo che la CEDU riconosce, all’articolo 8, il diritto alla tutela della vita privata e, all’articolo 10, la libertà di espressione. In particolare, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha precisato che laddove il contenuto di una notizia, pubblicata sul web, rivesta un pubblico interesse, e purché i media abbiano agito nel rispetto dell’etica e della deontologia professionale, non vi è lesione del diritto della “vita privata” sancito dall’articolo 8 della CEDU.


Editor: avv. Marzo Mezzi


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