Convivenza di fatto: come e perché registrarla?

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Pubblicato il 14 nov. 2021 · tempo di lettura 1 minuti

Convivenza di fatto: come e perché registrarla? | Egregio Avvocato

La c.d. legge Cirinnà (n. 76 del 2016) ha disciplinato le convivenze di fatto e previsto la possibilità di registrarle.

A tal fine, è necessario che i due soggetti, indifferentemente di sesso diverso o dello stesso sesso, siano maggiorenni, conviventi e uniti stabilmente da un legame affettivo e di coppia, connotato da reciproca assistenza morale e materiale. 


Per formalizzare la convivenza di fatto, è sufficiente effettuare una dichiarazione all’anagrafe del Comune di residenza, affermando di costituire una coppia di fatto e di coabitare nella stessa casa. Tale dichiarazione può essere sottoscritta di fronte all’ufficiale dell’anagrafe o essere inviata tramite fax o per via telematica. Successivamente, l’ufficio rilascia una certificazione, utile alla dimostrazione della convivenza ai fini di legge. 


In base alla legge, ai conviventi viene infatti riconosciuta una serie di diritti, tra i quali:


  • il diritto reciproco di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali in caso di malattia;
  • la facoltà di nominare il partner come proprio rappresentante;
  • il diritto di continuare a vivere nella casa di residenza dopo il decesso del convivente proprietario dell’immobile.


È anche possibile stipulare un contratto di convivenza per regolare i rapporti patrimoniali.


Deve comunque considerarsi che i diritti in questione sono correlati direttamente allo “status” di conviventi di fatto. Anche in mancanza della certificazione, pertanto, i conviventi potranno provare il rapporto duraturo e significativo e far valere i diritti e i doveri connessi.



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